Mobilità sostenibile: focus di Paolo Lobetti Bodoni, Med Automotive & Transportation Leader di EY

Mobilità sostenibile: focus di Paolo Lobetti Bodoni, Med Automotive & Transportation Leader di EY
Paolo Lobetti Bodoni, Med Automotive & Transportation Leader, EY

L’EY Mobility Think Tank di Milano ha tracciato la strada della mobilità sostenibile, attraverso un’iniziativa non solo di pensiero ma di proposta operativa, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo della mobilità del futuro e smart per l’Italia. A Paolo Lobetti Bodoni, Med Automotive & Transportation Leader di EY poniamo alcune domande su quale sarà il futuro che ci aspetta.

1. I modelli di spostamento tradizionali sono messi in discussione e ripensati: quali sono le grandi tendenze della mobilità del futuro?

Sostenibilità, integrazione, multi-modalità ed accessibilità. Sono queste le linee direttrici del processo verso la mobilità del futuro. La trasformazione infatti, non investe soltanto il prodotto, ovvero il mezzo di trasporto, il cui ideale si sta spostando verso una consapevole scelta ecologica, ma, più in generale, è possibile parlare di un nuovo paradigma di mobilità, dove l’utente è posto al centro e le sue scelte quotidiane costituiscono il driver del cambiamento. Maggior velocità, massima libertà e, soprattutto, più comodità nel movimento, costituiscono i driver di scelta attualmente esplicitati dagli utenti della mobilità. Il contesto attuale ci restituisce un’importante evidenza in termini di scelte del cittadino-utente, maggiormente incline all’acquisto di un’auto elettrica/ibrida, così come, alla fruizione di servizi di mobilità condivisa, i quali vengono utilizzati, seppur in maniera non esclusiva, come mezzo di trasporto alternativo alla vettura di proprietà e, principalmente, per spostamenti connessi al tempo libero, come dichiarato dal 71,4% degli utenti stessi.

2. Cosa significa e cosa comporta per urbanisti, mobility manager e settore pubblico affrontare il cambiamento in corso?

Quando si parla di nuovo paradigma della mobilità ci si riferisce, tra le altre cose, ad un nuovo modo di intervenire e prendere parte alla costruzione del concetto di Smart City, ovvero di quella città del futuro all’interno della quale la mobilità rappresenta uno dei punti cardine. Requisito irrinunciabile è rappresentato, pertanto, dall’innovazione: le città più all’avanguardia sotto il profilo della mobilità sono tutte quelle che si sono adoperate per mutare il paradigma della mobilità stessa e che, supportando l’intuizione delle “tech company”, hanno promosso, sotto forma di “test”, alcuni servizi di trasporto alternativo i quali, laddove dimostratisi utili ed apprezzati dagli utenti, sono stati implementati con maggior velocità. La cooperazione tra i player privati ed il settore pubblico diviene, infatti, indispensabile per affrontare le fasi evolutive sottese allo sviluppo di questa grande infrastruttura tecnologica e immateriale capace di far dialogare persone ed oggetti, integrando informazioni e generando offerte in grado di migliorare il nostro modo di vivere la mobilità nel quotidiano. Per fare ciò è necessario, soprattutto, sviluppare nuove competenze, ad alto tasso di specializzazione, in grado di costituire, nel breve periodo, un indispensabile valore aggiunto e, nel medio-lungo periodo, una leva strategica di competitività a livello internazionale. Inoltre, se pensiamo al consumatore, al centro di questa nuova esperienza di mobilità, è doveroso rimodulare la scala di valori tradizionalmente concepita: il fattore risparmio, da sempre associato ad un consumatore attento e sensibile alle dinamiche del libero mercato, lascia il posto al fattore tempo, ben più prezioso e difficilmente sostituibile.

3. Un secolo fa le città hanno ridistribuito lo spazio fisico a favore dell’auto, principale mezzo di trasporto ancora oggi. Come vede il ruolo dell’auto nei prossimi anni?

Indubbiamente l’automobile continua ad essere il principale mezzo di trasporto. Il 73,3% degli utenti continua ad utilizzare l’auto anche per spostamenti extra-professionali. Questo sovra-utilizzo dell’auto, unitamente alla mancanza di infrastrutture adeguate, hanno un impatto decisivamente rilevante sullo sviluppo della mobilità, incidendo, soprattutto, sul consumo del suolo e sull’occupazione dello spazio urbano. Basti riflettere sul dato relativo all’attuale congestione del traffico nelle due principali città del nostro Paese: in media, ogni giorno, a Milano si perdono 35 minuti nel traffico cittadino, a Roma si arriva fino a 42’. Proprio per questo, infatti, non viene difficile immaginare come la congestione del traffico, intesa come improduttività ovvero, ad esempio, come costi di carburante spesi durante le attese nel traffico, possa tradursi, nell’arco dei prossimi 10 anni, in un peso di più di 15bln (EUR) a carico delle tasche degli italiani. Ecco perché la promozione del car sharing ed il potenziamento dei servizi pubblici costituiscono il primo importante segnale di inversione rispetto al tradizionale modo di concepire l’automobile: da possesso ad utilizzo dell’auto, dove il coefficiente di scelta è rappresentato dalla riduzione dei tempi di percorrenza e dalla massimizzazione del comfort. Questa graduale inversione nel modo di concepire la titolarità dell’auto, trasformerà gli automobilisti-possessori, attualmente il 98%, in automobilisti-utenti di servizi di mobilità in sharing. Vediamo, infatti, come, intorno al 2035, gli utenti della mobilità condivisa saranno, all’incirca, il 66% (rispetto al residuo 34% dei proprietari) per arrivare poi all’80% nel 2045. Questa prospettiva è supportata anche dal punto di vista tecnologico, entro il 2020, infatti, l’80% dei veicoli sarà connesso, quindi pronto a scambiare dati, con l’introduzione, per lo stesso periodo, di una gamma di veicoli elettrici/ibridi composta da circa 260 diversi modelli. L’auto del futuro è, pertanto, un’auto condivisa e vettore di informazioni oltre che di persone.

4. Milano rappresenta la perfetta sintesi di best practice di mobilità. A quali progetti e strategie devono dare la priorità le altre città per migliorare le buone pratiche? Quanto tempo sarà loro necessario partendo dalla situazione attuale?

Sicuramente Milano rappresenta, in questo momento, il fulcro dello sviluppo della mobilità in Italia, spesso utilizzata come “città-vitro” per molti di quei progetti che necessitano di una zona dove poter testare, in fase embrionale, la loro funzionalità ed efficacia. È ambizione comune, infatti, che da terreno di conquista, all’interno della quale sviluppare innovative proposte di mobilità alternativa, Milano divenga, alla stregua dei paesi nordici per l’Europa, un modello virtuoso foriero di buone pratiche da esportare.

Le strategie a cui devono dar vita le città che vogliono evolversi dal punto di vista della mobilità sono certamente legate allo sviluppo di piani urbanistici ed infrastrutture coerenti con gli ambiziosi scenari evolutivi progettati dai player del settore. In questo senso, come già accennato, è necessario configurare un ecosistema in cui la collaborazione tra impegno pubblico e settore privato divenga la base su cui strutturare la mobilità del possibile. Ecco perché una delle linee direttrici fondamentali per il progresso della mobilità collettiva è data dalla realizzazione dei processi di aggregazione tra le imprese del trasporto oltre che dalla corretta interpretazione dei bisogni individuali alla base della mobilità come servizio. Nell’idea di MaaS (Mobilityt as a Service), infatti, si riflette la possibilità di porre gli utenti, intesi sia come passeggeri che come merci, al centro dei servizi di trasporto, attraverso l’offerta di soluzioni di mobilità commisurate ai loro bisogni individuali, in assenza di quelle barriere date dalla diversificazione della modalità di prenotazione e pagamento degli stessi.

5. Sono molte le sfide associate al cambiamento tecnologico, sociale e normativo in ambito di mobilità. Qual è la più imminente da affrontare?

Ognuna di queste sfide assume un peso rilevante nello sviluppo coerente di tutti quegli ambiti che, direttamente o indirettamente, impattano sulla mobilità. Ancora una volta, infatti, bisogna ricordare l’importanza data dalla cooperazione nello sviluppo di tutti quei fattori eterogeni utili al progresso tecnologico, così come a quello sociale e normativo. Un ambito che senza alcun dubbio può influenzare positivamente il settore della mobilità alternativa è costituito dalla riforma fiscale. Una riforma in questo senso, infatti, può fungere da spinta propulsiva sia in termini di evoluzione sociale, ovvero come mutamento nell’utilizzo delle varie modalità di trasporto, che come elaborazione di incentivi, razionali e coerenti, concepiti per lo sviluppo di pratiche di mobilità sostenibile. Basti pensare, infatti, come il gettito cessante cumulato, relativamente allo sviluppo di EV, HEV e Sharing, si attesti, ad oggi, intorno ai 5 mld, mentre, laddove sussistessero degli incentivi in questo ambito (ad esempio esenzione dell’IPT e dell’imposta bollo auto per veicoli ECV ed HEV), il gettito potrebbe raggiungere i 9 mld, in un arco temporale di soli 5 anni.

6. L’EY Mobility Think Tank di Milano, con proposte concrete da parte dei principali player di mobilità, ha tracciato la strada della mobilità del futuro. Quali saranno i prossimi step che EY intraprenderà in quest’ambito? 

EY Mobility Think Tank è un’iniziativa partita quest’anno ed in fase conclusiva. Si concluderà ufficialmente con la sessione dedicata al tema della mobilità, prevista durante il consueto evento che EY organizza annualmente a Capri. Contestualmente, è prevista la pubblicazione del “White Book della Mobilità”, all’interno del quale sono state raccolte le proposte operative maggiormente significative emerse durante il percorso di incontri che ha visto coinvolti i principali player provenienti dal settore pubblico e privato. Sicuramente, il Mobility Think Tank rappresenta il primo di una serie di iniziative che andranno a supportare, anno dopo anno, lo sviluppo della mobilità nel nostro Paese. Attraverso questo processo di facilitazione delle relazioni tra i diversi player e pubblica amministrazione, infatti, si è cercato di dimostrare quanto questo settore meriti attenzione e investimenti.

di Sergio Lanfranchi

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